SUL CARRO

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Nel suo bellissimo MyTunes, Maurizio Blatto racconta l’avventuroso ritorno in mezzo alla nebbia dopo un concerto degli Yo La Tengo. Nel libro ci sono settantasette racconti, ognuno dedicato a una canzone, che chiariscono in modo definitivo e molto spesso emozionante quella magnifica malattia, da me ben conosciuta, che è l’amore per i dischi e per la musica. Maurizio Blatto sceglie gli Yo La Tengo per fissare il momento in cui, per ascoltare le nostre canzoni preferite, non è sufficiente fare due passi dalla cucina al salotto dove abbiamo sistemato il nostro giradischi ma dobbiamo invece compiere la scelta di prendere la macchina o un treno o un aereo perché ne vale davvero la pena. Blatto descrive la band di Ira Kaplan con parole di autentica venerazione, senza temere il dileggio di chi non si azzarderebbe mai a definire una band poco conosciuta tra le più grandi in circolazione. Eppure il mio collega (in quanto venditore di dischi nella sua Torino) non bada a paroloni per esprimere un concetto troppo spesso occultato da molti critici e osservatori delle cose culturali.

Ricordo una chiacchierata di qualche anno fa con due amici, entrambi divoratori compulsivi di film e di serie televisive. Alla classica domanda su quale sia il miglior film di sempre, io risposi: “M Butterfly di David Cronenberg”. I due amici si allearono contro la mia risposta sostenendo che non è universalmente consentito rispondere a quella domanda con un titolo che non sia riconosciuto dalla critica come un capolavoro indiscusso. Avrei dovuto rispondere per forza “Quarto Potere” oppure “Metropolis”, neanche fossi un Rag. Fantozzi da bombardare di ripetute visioni di film d’autore. Ora, io capisco anche il fatto che le cose vadano storicizzate e che un’opera abbia bisogno di diciamo almeno dieci anni per essere valutata. Quindi, se Blatto avesse indicato i Nap Eyes come gruppo migliore della Storia, sarebbe un malato di mente ma gli Yo La Tengo, durante una carriera ormai lunghissima, non hanno sbagliato mai niente e hanno fatto tutto sempre con una straordinaria voglia di stupire e di emozionare, alla quale hanno fatto seguire risultati artistici favolosi. La massima eresia che gli appassionati politicamente corretti si consentono in un caso simile è quella di indicare i Velvet Underground ma sembra che non si possa uscire dai nomi classici e, in particolare, da quello dei Beatles, sempre per il solito discorsetto che mi fecero gli amici riguardo al cinema. Blatto, nel libro, pubblicamente, storicizza e mette su un piedistallo gli Yo La Tengo, provocando in me, stupefatto lettore, un momento di gioia totale, culminato con un applauso a scena aperta. La stessa reazione fu provocata in me quando lo stesso scrittore recensì la ristampa di Spiderland degli Slint con un maestoso 10.

Questa cosa dei voti ai classici, per esempio, è un mio pallino. Ricordo quando Blow Up dedicò una pagina intera alla ristampa de I fiori del male, con tanto di voto. Il mio pensiero andò subito all’incredibile spocchia del recensore, che mise 8 alla raccolta di Baudelaire. Pensai che 8 poteva andare bene per Max Collini, studente di liceo nella mitologica Kappler, pensai anche che 8 è un voto dignitoso in assoluto. Mi immagino una donna che mi mette 8 dopo una notte di sesso, come fece Moana Pozzi con Marco Tardelli. Sarebbe una figata. Come lo sarebbe una simile recensione su Trip Advisor: l’utente Z ha messo 8 in pagella a Nordovest, che poi su Trip Advisor sarebbero quattro pallini su cinque. Baudelaire però no. Suvvia! Come può uno che scrive su un giornale, uno che fa comunicazione oggi, permettersi di non mettere 10 oppure “senza voto” a un poeta che ha sconfitto il tempo?

Ecco, Blatto in questo la pensa come me, quindi 10 agli Yo La Tengo e 10 agli Slint. Alé! Chi entra a far parte della Storia non può essere giudicato da un qualsiasi recensore. Quando Blatto decise di andare al concerto degli Yo La Tengo non poteva sapere che la sua serata avrebbe vissuto momenti difficili. Non durante il concerto ma dopo, quando la nebbia più fitta di tutti i tempi (da 10 in pagella pure quella) lo avrebbe fatto rincasare all’alba, dopo aver sbagliato strada una decina di volte, atteso dalla moglie sveglia, in pensiero per lui. Io, invece, quando comprai il biglietto fui così contento da fotografarlo e metterlo su Facebook, posato sul vinile di Painful. Mi bullavo con tutti, alcuni dei quali si convinsero a farmi compagnia.

Ci dividemmo in due macchine, direzione Auditorium Parco della Musica. Decidemmo che Claudio, pur avendo confidenza solo con me, sarebbe andato con Gerry e l’altro Claudio, perché volevamo risparmiargli la guida di Lele. Fu la sua fortuna. Sfacciata, aggiungerei. Io e Corrado ci sacrificammo, un po’ perché siamo altruisti e ci piace immolarci per le giuste cause, e molto perché viaggiare con Lele vuol dire poter cazzeggiare e ascoltare la musica sguaiata dei gruppi garage americani che tanto ci fanno sballare. Dalle parti di Valmontone il motore della sua macchina si arrese, tra l’altro nel centro della carreggiata, con tutti i rischi annessi e connessi. Lele fece appena in tempo ad accostare sul lato destro ma non riuscì neppure a raggiungere una piazzola, così la macchina rimase in balia del destino, anche perché il mio amico non ritenne utile avere il triangolo a bordo. Mi allontanai senza dire niente, giusto per stare abbastanza lontano nel caso un camionista pippato decidesse di schiantarsi contro il nostro ingrato mezzo di trasporto. Il soccorso stradale arrivò in pochi minuti.

Chiedemmo all’autista di portarci al primo distributore di benzina per comprare l’olio per rianimare la macchina. Niente da fare. Lui voleva, legittimamente, soltanto i soldi del soccorso e ci portò al primo bancomat disponibile. Così ci trovammo, noi e la macchina, all’uscita di San Cesareo. L’olio non sarebbe neanche servito, il motore era andato. Nel tragitto verso il bancomat, Corrado aveva notato una pizzeria con il televisore acceso su Inter-Roma. Saremmo andati là, a piedi ci voleva pochissimo. Gli altri erano già all’Auditorium. Per noi non c’era speranza alcuna di mantenere il nostro impegno con gli Yo La Tengo, perché sapevamo che i concerti in quel luogo iniziano puntuali e che, oltretutto, non è neanche permesso entrare a cose iniziate. Mentre Lele faceva amicizia con il tizio del soccorso stradale, facendosi spiegare cosa fosse successo al motore, io chiamai un’amica. “Chissà quante bestemmie hai tirato giù!”. Veramente neanche una. Corrado chiamò un’amica sua. “Chissà quante bestemmie ha detto Marco!”. No, no, nessuna.

La partita fu davvero brutta, decisa da un tiro da fuori di Medel. Lele fece di tutto per pagare la cena perché si sentiva in colpa. La settimana successiva avrebbe sganciato una fortuna per rimettere a nuovo la macchina. Vi starete chiedendo come tornammo a casa. Non potevamo aspettare Gerry e stare in sei nella sua macchina. La mia amica, quella che chiamai dall’uscita di San Cesareo, dice sempre che se non sono in grado di risolvere un problema da solo devo almeno indovinare la prima telefonata. Mi concentrai. “Ragazzi, chi è che adesso verrebbe di corsa, tanto di sabato sera non avrà un cazzo da fare?”. Non ricevetti risposta. Composi un numero di testa mia. “Va bene, dopo l’Inter arrivo”. Sapevo che il nostro amico preferiva cento volte stare con noi piuttosto che litigare con le figlie. Gli pagammo la benzina e gli raccontammo la nostra disavventura. Appena tornati, ci sparammo una birra in un locale dove si riunì il gruppo di inizio serata. Con molto tatto, i tre nostri fortunati amici non ci raccontarono il concerto, evitando di farci rosicare ulteriormente.

Qualche tempo dopo, alla presentazione di un libro, incontrai Gianluca. “Marco, non ti ho visto al concerto degli Yo La Tengo”. Gli raccontai la mia serata, lui mi guardò e io capii subito, aprendomi in un beffardo sorriso. “So già quello che vuoi dirmi, ed è ciò che aspetto da quella sera”. A quanto pare, non mi ero perso un granché. Fu un concerto acustico, un po’ moscio e pieno di cover. Di certo non quello che meriterei per la mia prima volta con una band così grande. Con una delle band della mia vita. Quello a cui andò Blatto, invece, fu degno delle peripezie affrontate nella nebbia, così come il suo libro è  degno di essere letto perché composto da una serie di tante, piccole e straordinarie storie legate alla musica. A noi è rimasto il ricordo indelebile di una serata buffa tra amici che hanno imparato a ridere di certe sconfitte. Lele avrebbe poi perso la macchina per altri motivi, e non vede l’ora di tornare in autostrada verso un altro mito musicale da cogliere al volo. Corrado, invece, qualche giorno dopo andò a trovare alcuni amici in comune. Una di loro, dopo aver ascoltato il resoconto di quella serata, gli disse convinta: “Immagino le bestemmie di Marco”.

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