IL DISORDINE PUBBLICO IN MUSICA

badlands-05

Una delle scene più memorabili vissute nel mio balordo vagabondare per locali, in questa città brutta e piena di freak, risale a un paio di anni fa, forse meno. Ero al bancone della Cantina con un amico, non ricordo neanche di cosa stessimo parlando. Entrò una coppia. Per meglio dire: quella sera erano una coppia. Lui, mio cliente, musicista. Lei, mai vista prima, bella ragazza. Dopo un po’, non so grazie a quale miccia, si scatenò una discussione da bar. Argomento: la ribellione nel rock.

Devo dire che, per quanto sia un grande frequentatore di bar, non amo il livello delle conversazioni che si tengono in certi luoghi. Parliamoci chiaro, se non ci fosse da bere il bar sarebbe un luogo senza significato. Qualcuno si offende quando dico che l’alcol ha il grande merito, oltre che di dare i tempi giusti alla conversazione, di farmi sopportare qualsiasi boiata venga pronunciata in mia presenza, ma credo sia la sacrosanta verità. Una volta che mi ci trovo, al bar, faccio di tutto per trasformarlo in un salottino. Non vestendomi come Bertinotti, piuttosto cercando di sparigliare le carte. Così una partita di Champions League al Bar Ricci diventa un pretesto per spegnere il tifo e accendere il cervello dei presenti, molti dei quali non apprezzano. Uno in particolare, un sostenitore della monarchia sabauda ovviamente innamorato perso della famiglia Agnelli, non accetta che si possa parlare di calcio in modo ironico e si incazza ogni volta, chiedendomi di stare zitto. Io lo fulmino dicendogli che se vuole il silenzio non è il bar il luogo adatto per lui, e poi accentuo ancora di più la mia spocchia sapendo che tutto il bar parteggia per me, se non altro perché spendo lì dentro in una serata quello che lui spende in tre mesi. Oltre al livello basso delle discussioni al bar, non mi piace il fatto che il calcio monopolizzi le attenzioni di tutti, senza lasciare spazio a qualsiasi altro argomento. Da altre parti, per esempio, non è così.

L’attenzione che i britannici dedicano alla musica è pari a quella che sia noi che loro dedichiamo al calcio. La musica pop-rock fa parte della loro quotidianità, mentre noi la viviamo come un argomento di nicchia, quasi snob, e ciò mi fa rabbrividire. Un amico di Ceccano che suona in una band punk rock mi ripete spesso che lui non si stancherebbe mai di parlare di musica. Un amico che suona invece in un gruppo indie rock, mi prendeva sempre in giro anni fa: “Che palle, tanto già lo so che se vengo a Morolo si parlerà solo di musica!”. Quante serate passate nei locali della mia città senza la possibilità di poter neanche cominciare un discorso del genere! Perfino in negozio c’è gente che preferisce parlare di calcio, e la cosa non sempre mi entusiasma. Tanto quello che ho da dire sulle partite lo esaurisco al bar, che devo ripetermi a fare? Una bella discussione musicale, invece, la attendo sempre come fosse uno sparo nel deserto, come qualcosa di esplosivo.

Tanti anni fa, in un locale di Veroli che frequentavo troppo poco, la miccia si accese, e ne ricordo ancora gli effetti. Eravamo in tre. Uno di noi, ovviamente non io, sosteneva che se Ricky Martin è una superstar (vabbè, stiamo parlando di quasi quindici anni fa) ci deve essere comunque qualcosa di buono in quello che fa e che se io preferisco discostarmi dalla massa è solo per una questione di gusti e non per una, anche minima, superiorità culturale. Era ovviamente una provocazione per innervosirmi. Io risposi dicendo che se i Television, i Pavement e i Pixies non sono mai stati superstar vuol dire che la massa ha torto. Il terzo, che è un filosofo prestato al mondo delle banche, se la cavò dicendo che la frase “è questione di gusti” sia una delle più becere e disoneste scorciatoie che la gente usa per non affrontare seriamente una discussione sul valore artistico delle opere letterarie e musicali. Ero ovviamente d’accordo con lui e, per dargli ulteriore soddisfazione, gli concessi di “vincere” ammettendo la superiorità di Tom Waits rispetto a qualsiasi musicista contemporaneo esistente.

La più recente di discussione, quella di inizio racconto, prese però una piega che niente ha a che fare con la “questione di gusti”. Stavolta bisognava schierarsi per forza. Cos’è la ribellione in musica? Tre anni fa, in un locale di Frosinone che frequentavo troppo spesso, mi imbattei nel concerto di una cover band dei Doors. Con me, l’amico che dodici anni prima mi stuzzicava parlando bene di Ricky Martin, e la sua ragazza del momento. A parte il fatto che detesto le cover band, per principio, quella mi pareva una delle più mosce di sempre. Feci anche notare al mio amico che nessuno dei musicisti stesse bevendo altro che acqua. La sua ragazza, stizzita, disse che non è da questi particolari che si giudica un musicista rock. Lui disse di non conoscere nessuna persona più rock di me, musicisti inclusi. A parte il complimento di un vecchio amico, che accetto volentieri pur non avendo mai suonato altro che il citofono di casa (la mia, neanche gli scherzi ai citofoni altrui ho mai fatto!), resta nella mia memoria l’immagine di quella band così rassicurante ed educata nell’aspetto, e per niente incendiaria laddove stava portando sul palco le canzoni del poeta maledetto per eccellenza, francesi dell’ottocento esclusi. Al bancone della Cantina, un anno dopo, avrei approfondito il discorso, stavolta in modo inequivocabile.

Il mio cliente parlava di Bruce Springsteen e di Pete Seeger, parlava di rock politicamente schierato, di cantori del popolo, di una funzione educativa del rock che mi puzzava di retorica, di anni settanta, di barbe più lunghe della mia. Ad un tratto la discussione esplose. Non posso negare che mi piacciano molte cose di Springsteen. Questo non è lo stesso caso dell’heavy metal. In quel racconto, che ha pure offeso qualcuno, avevo attaccato una musica che non mi piace. In questo caso sto per scrivere di quando attaccai il Boss, colui che può vantare anche un poster in bella vista da Nordovest.

Lasciai sfogare il mio cliente e poi affondai la coltellata. Springsteen non è un ribelle, non lo è (quasi) mai stato. E’ vero, ha cantato i poveracci e gli operai, ha recuperato Steinbeck e Malick, è spesso colui che sta dalla parte giusta ma il punto è proprio questo. La ribellione, almeno nell’arte, non sta dalla parte giusta. La ribellione fa paura, è minacciosa, è politicamente scorretta. Appena nominai Jim Morrison le nostre strade si divisero in modo irrecuperabile. Avrei potuto fargli altri esempi, e li avrebbe presi bene. Avrei potuto citare tutta la sporcizia raccontata da Lou Reed in Transformer, o l’irriverenza dei Ramones, autentici disadattati lontani da ogni parvenza di perbenismo, o la follia morbosa dei Suicide, tra l’altro pupilli di Springsteen. Il mio cliente, che i dischi dei Ramones ce li ha tutti, avrebbe accettato il confronto. Invece azzeccai il nome giusto per lo scontro. “Ma quello si cacciava l’uccello davanti al pubblico! Ma che esempio è? Io quando salgo sul palco devo dare l’esempio!”.

Morrison dava l’idea di essere pericoloso, con il suo immaginario così disperatamente cupo, con il suo modo di essere lascivo e maleducato. Eppure era colto, era un poeta, per questo ancora più pericoloso. Julian Cope, in una recente intervista su Blow Up, lo inserisce tra i suoi scrittori classici preferiti, in una brevissima lista della quale è l’unico cantante. Dissi al mio cliente qualcosa sulla poetica del leader dei Doors. Mi soffermai su The End, allucinata rivisitazione dell’Edipo Re, opera fondamentale della tragedia greca. La risposta alle mie osservazioni fu magnifica nella sua comicità involontaria, nonché conclusiva dello scambio di battute al bancone: “Cioè, secondo te uno che dice di voler uccidere il padre e di scoparsi la madre è un poeta?”.

In verità, le mie osservazioni avrebbero meritato un’altra risposta, che posso darmi da solo perché probabilmente vedo il Boss come un ottimo cantore e non come un dio sceso in terra. Senza santificare Springsteen, il mio cliente avrebbe potuto ricordarmi un momento sovversivo nella discografia del suo idolo. Esiste questo momento, ed è degno della mitologia del rock, è degno di un Jim Morrison o di un Lou Reed. La prima traccia di Nebraska, straordinario capolavoro del 1982, è direttamente debitrice del film Badlands di Terrence Malick (La rabbia giovane in italiano). E’ la storia, ispirata a un fatto di cronaca, di una giovane coppia che si lancia in una fuga dalla polizia lasciando per strada una serie di cadaveri. Springsteen canta il loro nichilismo e l’orrore da loro prodotto senza giudicarli. Ne racconta le gesta accettando che il sogno americano possa spegnersi nel sangue fatto scorrere dalla stessa gioventù che quel sogno dovrebbe alimentare. Nel film di Malick, il ruolo del protagonista è interpretato da Martin Sheen, attore maledetto se ce n’è uno, lo stesso Martin Sheen la cui sbornia ripresa in diretta da Coppola permetterà ad Apocalypse Now di assumere la dicitura di film leggendario fin dall’inizio. Per chiudere il cerchio e brindare alla discussione al bancone, sarebbe bastato ricordare quale canzone accompagna la sbornia di cui sopra: ovviamente The End, messa tra l’altro all’inizio del film, che meraviglioso paradosso!

Sempre riguardo ai Doors, c’è un ultimo flash che mi torna in mente: a scuola, durante l’autogestione, esplose la follia collettiva (soprattutto femminile) per la loro musica. Si narrava di classi intere nelle quali le ragazze non facevano altro che ascoltare i Doors mentre io le snobbavo, troppo occupato a organizzare il torneo di calcetto. Se il mio amico (quello di Ricky Martin contrapposto ai Television) fosse stato presente avrebbe pianto, intristito dalla mia pochezza, ne sono sicuro.

Advertisements

One thought on “IL DISORDINE PUBBLICO IN MUSICA

  1. Non potrei essere più d’accordo con te sulle chiacchiere da bar che infestano le nostre giornate…fosse per me si dovrebbe parlare di musica per 24 ore. Come pure sul fatto che Springsteen non sia mai stato un autentico ribelle del Rock alla maniera di Lou Reed o Jim Morrison.

    Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s