NON SI ESCE VIVI DAGLI ANNI NOVANTA

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Nordovest è l’erede di Musicheria, per come la penso io. La mia storia d’amore con quel piccolo negozio nacque un pomeriggio al Muretto, scritto con la emme maiuscola perché si trattava di un posto di ritrovo ufficialmente riconosciuto da almeno cinquanta persone in quel periodo. Sto parlando del 1995. Kurt Cobain era morto da un pezzo, a scuola nelle cassettine che mi arrivavano c’erano registrati gruppi come Iron Maiden, Soundgarden, Stone Temple Pilots, Smashing Pumpkins. Abbastanza per rendere la musica un bel passatempo, niente a che vedere con cosa sarebbe scattato in me in quel momento. Al Muretto incontrai Pietruzzo “Spaccatraverse”. Ovviamente quel soprannome ce lo ricordiamo in pochissimi perché non ha resistito all’usura del tempo, ma Pietro si era distinto una sera al campo di calcetto per aver colpito una traversa con un tiro potentissimo, talmente potente da far ritornare la palla a centrocampo.

Io nella parte alta della città ci andavo soltanto per tre motivi: 1) andare a scuola, 2) andare a trovare i miei nonni, 3) fare la passeggiata il sabato sera come facevano tutti i ragazzi dai tredici ai trent’anni.

Sapevo che c’era un negozio di dischi ma le due volte in cui avevo messo piede lì dentro non ero rimasto colpito perché gli scaffali non mi sembravano molto ricchi. Vicino casa mia c’era Supersonic e mi bastava. Allora preferivo la quantità alla qualità e mi sbagliavo di grosso. Pietruzzo aveva una busta di Musicheria, bianca e nera con il logo del negozio. “Che disco hai comprato?”. La risposta fu per me una rivelazione mistica, una fata morgana, una cosa del genere. Era My Brother The Cow dei Mudhoney. Nessun negozio di dischi in città aveva quel disco, e non importava il fatto che magari Pietro lo avesse ordinato, l’unica cosa che contava nella mia testa era che lo avesse comprato lì. Il mio nuovo impatto, stavolta consapevole e non casuale, con quel luogo fu emozionante. C’erano tutti i dischi nuovi che volevo ascoltare, e potevo sedermi ad ascoltarli in cuffia da un impianto molto valido. A me quei dischi sembravano tutti meravigliosi, e devo dire che lo erano davvero, quindi dopo l’ascolto del CD quasi sempre cacciavo i soldi e tornavo a casa felice e contento. Mirrorball di Neil Young lo acquistai dopo i primi trenta secondi di ascolto, Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins dopo due tracce. Non avevo mai visto un negozio così alternativo.

Riccardo era un gradevole padrone di casa. I suoi ascolti sono sempre stati un po’ radical chic, quando questa parola non era ancora di moda: il Nick Cave più smooth, Keith Jarrett, Damien Rice se fosse già esistito, il sommo Nick Drake. Aveva un rispetto per il cliente che non ho mai riscontrato in nessun luogo del genere. Non perdeva mai la calma, ironizzava su tutto e, se doveva lamentarsi di un cliente, lo faceva senza alterarsi. Non era contento se entravo con una birra in negozio, e questa sobrietà di fondo rappresenta la vera differenza rispetto a Nordovest. Il suo socio o dipendente (non l’ho mai capito) Pierluigi era invece un guascone, e ostentava gusti musicali alternativi. Aveva più coraggio di Riccardo nel mettere in ridicolo i dischi che vendevano. Ricordo una settimana nella quale mise in heavy rotation il CD di Daniele Groff con il solo intento di denigrarlo. Chiunque entrasse mentre suonava quel disco non poteva in nessun modo essere invogliato a comprarlo, dato che la regola era trovare me e Pierluigi che cantavamo le canzoni degli Oasis sopra a quelle di Daniele Groff per ridicolizzare quell’album. A un concerto di Carmen Consoli, a Roma, riconobbi l’autore di Daisy tra il pubblico e gli scroccai un bell’autografo con dedica a Musicheria, spacciandolo per un negozio pieno di suoi fan, proprietari in primis.

Se è vero che Nordovest è un negozio più lascivo e maleducato rispetto al suo predecessore, non deve passare l’idea che Musicheria fosse un luogo noioso e bacchettone. C’erano clienti davvero spettacolari. Quando passava il Maestro, noto musicista classico che abitava (e credo abiti ancora) da quelle parti, il suo saluto era al limite della figuraccia ogni volta: insultava Riccardo prima ancora di entrare, senza curarsi di chi ci fosse dentro. La cosa che mi rimase più impressa del Maestro fu però la sua ossessione per Leone di Lernia, che riteneva secondo solo a John Lennon. Cristiano era un mio amico metallaro che ogni tanto si inventava una nuova passione musicale, pur rimanendo metallaro nel cuore. Quando uscì il primo album degli Ash andò in fissa per l’ultima traccia, nella quale si sentiva gente che vomitava, e costringeva Riccardo a metterla almeno una volta al giorno per vedere la reazione dei clienti che entravano. Vincenzo stava lì ogni giorno e si incazzava se qualcuno parlava male degli Smashing Pumpkins, cosa che sarebbe poi accaduta anche da Nordovest convincendolo ad abbandonare per sempre la frequentazione dei negozi di dischi.

Il fatto che il negozio fosse gestito da due persone lo rendeva più simile a quello di Altà Fedeltà rispetto a Nordovest. Il contrasto tra la gentilezza di Riccardo e l’irriverenza del suo socio era evidente e dava un tocco di imprevedibilità a ogni giornata passata lì dentro. Pierluigi si prendeva davvero dei rischi con chi entrava per comprare musica che a lui non piaceva. Sfotteva più o meno apertamente i fan di Ligabue o dei Litfiba storpiando le canzoni o facendo smorfie strane mentre gli chiedevano i dischi. Io facevo parte dell’arredamento e, oltre a spendere lì quasi tutti i miei soldi, conobbi tutti gli appassionati di musica alternativa della città. C’era davvero fermento attorno ai dischi in quegli anni. Leggevamo il Mucchio, Rumore e Rockerilla, stilavamo le classifiche di fine anno appendendole sotto le vetrinette, ci confrontavamo.

C’era Emiliano che già progettava di lavorare con la musica; non gli avrei dato una lira, invece c’ha messo così tanta passione negli anni da diventare un giornalista e un discografico rispettabile. C’era Gianluca che era giovane ma che per me è sempre stato un punto di riferimento, l’ho sempre visto più adulto di quanto fosse perché è sempre stato autorevole. Lo conobbi perché gli avevo soffiato Pup Tent dei Luna. Entrò e chiese le ultime novità a Riccardo. “Hai pure il disco dei Luna?”. Non lo aveva fatto mettere da parte perché tanto pensava che l’unica copia l’avrebbe comprata lui. Io ero lì con quel CD in mano, appena acquistato. “Ti piacciono i Luna? Veramente?”. Non si capacitava di quello “scippo”.

Il negozio era molto elegante, piccolo, a due piani, con i CD chiusi a chiave nelle vetrinette o in contenitori quadrati a incastro. In un mio sogno ricorrente il locale è lo stesso ma i dischi non ci sono più, le vetrinette sono vuote e il proprietario è uno sconosciuto che mi dice che i dischi devono ancora arrivare. Riccardo chiuse spaventato dall’apertura dei centri commerciali. Ora vende scarpe a pochi metri da lì. Quando entrò nel mio negozio mi disse che avrebbe fatto meglio a resistere qualche anno in più, solo per il piacere di fare un lavoro così bello. Mi ha anche regalato la targa che stava all’esterno di Musicheria, effettuando così un vero e proprio passaggio di consegne. Pierluigi lavora in una fabbrica, non so esattamente cosa faccia ma credo che se la stia cavando bene. Mi disse una cosa che mi colpì molto quando entrò da Nordovest per la prima volta: “Quando ho visto i giornali che nascondevano l’interno del locale qualche settimana fa ho capito subito che stavi preparando lo scherzetto”. E’ strano che mi avesse ritenuto capace di fare questo lavoro. Come già sapete, mai e poi mai avrei pensato di guadagnarmi da vivere vendendo musica. A me è sempre piaciuto comprarla. Mia sorella invece fece in tempo ad anticiparmi, lavorando qualche mese proprio da Musicheria in un periodo in cui Pierluigi si era fatto da parte.

Quel magnifico luogo chiuse dopo dieci anni e qualche mese. Riccardo aveva offerto una cena per il decennale ai migliori clienti. C’ero anche io, con Gianluca e con il Maestro. Negli ultimi mesi di vita di Musicheria non mi feci più vedere, passai in extremis per ritirare gli ultimi CD che avevo ordinato. Ricordo che c’era anche un bellissimo album dei Van Pelt, gruppo straordinario del quale non ho mai capito il successo nullo ottenuto al di fuori di casa mia. Mi ero intristito, non volevo assistere all’agonia di quella che per me era stata davvero una seconda casa. Dopo dieci anni di Nordovest posso dirlo: sono un degno erede, magari meno elegante, ma di certo nel mio negozio si respira la stessa passione per la musica alternativa. In più, devo dire che il mio lavoro comporta difficoltà che loro non hanno mai dovuto affrontare: se vi piace la musica oggi, grazie a internet, potete fare a meno di Nordovest. Se vi piaceva la musica negli anni novanta, dovevate per forza passare da quelle parti. Avevo detto che avrei chiuso dopo dieci anni, anche per imitare Musicheria. Se non succedono cose strane, non manterrò la promessa.

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