SPIN THE BLACK CIRCLE

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Maurizio Blatto scrive, ogni mese e in modo splendido, su Rumore, che è una delle tre riviste che i clienti di Nordovest possono leggere gratuitamente nel comodo salottino in fondo al negozio. Le altre sono Il Mucchio Selvaggio Blow Up. Ognuna delle tre riviste mi è utile per sapere quali novità e quali ristampe ordinare, e per invogliare i clienti all’acquisto a scatola chiusa dei titoli che ricevono le migliori recensioni, o almeno all’ascolto preventivo su internet che poi li convincerà a mettere mano al portafogli. Per farla breve, Rumore è una classica rivista musicale che spazia dall’indie rock all’heavy metal, con predilezione per la psichedelia pesante; Il Mucchio approfondisce di più senza limitarsi al mondo strettamente discografico, mentre Blow Up cerca di intuire, spesso riuscendoci, le tendenze musicali degne di nota nel mondo, facendo una ricerca capillare e possibilmente anticonformista.

Dunque, su Rumore, c’è Blatto. Torinese, fa il mio stesso lavoro in un negozio che si chiama Backdoor. Qualche anno fa raccontò in un libro la sua esperienza di venditore di musica. Quando terminai la lettura de L’ultimo disco dei Mohicani fui preso dallo sconforto per quanto avevo amato quelle pagine. Non potevo credere che fosse già tutto finito. La stessa sensazione che ho provato, per esempio, quando ho finito di vedere Breaking Bad. I meravigliosi protagonisti del libro di Blatto sono ovviamente i clienti del negozio, sia quelli abituali che quelli da una botta e via. In teoria non sarebbe paragonabile la realtà di una città internazionale per definizione con quella di Frosinone ma, dopo aver letto quel libro, posso dire che il genere umano, che già di suo ha una varietà limitata di caratteristiche psicofisiche, compra i dischi comportandosi nella stessa maniera in tutte le parti del mondo. Sapere che a Torino c’è un medico che ascolta pochissimi secondi di ogni canzone per convincere se stesso che un disco merita di essere comprato comporta un problema addirittura filosofico. Anche a Frosinone c’è un medico che fa la stessa, identica, cosa. Dunque sarebbe inutile conoscere il resto del mondo se ogni tipo di persona è già qui, in una città di cinquantamila abitanti? E’ stato incredibile leggere il libro di Blatto potendo dare a quasi tutti i personaggi il volto di un mio cliente, per quante analogie ci fossero!

Tra i clienti mitici ci sono, per esempio, gli audiofili, ed è vero che sono tutti uguali, non importa dove siano nati. La loro ricerca dello spazio perfetto per ascoltare la musica ha qualcosa di patologico e religioso insieme; pensandoci bene non è altro che la ricerca della verità. Ho imparato a temerli. Se mi beccano ad ascoltare roba distorta, sia essa di matrice punk piuttosto che sperimentale, mi guardano come se indossassi un cappotto mentre passeggio sulla spiaggia di Copacabana in mezzo alle brasiliane in bikini. Per loro è inconcepibile che un negozio di dischi abbia un impianto che costa meno di ventimila euro ed è ancora più assurdo che io consideri musica robaccia inascoltabile tipo gli Swans o i Pere Ubu.

Giovanni, che mi guarda con pietà mista a rassegnazione ogni volta che viene a trovarmi, ormai si è arreso. Dopo aver comprato l’ennesimo disco della solita vocalist perfettina e pulitina, mi ha consigliato di fare la stessa cosa ma per regalarlo a mia madre, tanto sa che non è roba per me. Eppure l’anno scorso ero convinto di trovare un punto d’incontro con lui, quando gli feci ascoltare il secondo album di Agnes Obel. Che illuso che ero! Pensavo che la voce incantevole della ragazza danese lo avrebbe convinto all’istante. Non avevo fatto i conti con il sottotesto pericoloso dell’album, con tutto l’immaginario che c’è dietro, fatto di inquietudine e di paure inconfessabili. Non so come, ma Giovanni ha avvertito tutto questo e, in definitiva, ha involontariamente fatto un complimento ad Agnes Obel non comprando il disco. In sostanza, hai una bella voce ma comunichi qualcosa di raccapricciante, quindi ci vediamo un’altra volta! Perché la verità è che l’audiofilo standard cerca musica rassicurante e non gli basta una bella registrazione se l’opera contiene qualcosa di minaccioso. Io e Giovanni non ci siamo mai incontrati fuori dal mio negozio. Ci provava, i primi mesi, a invitarmi all’ascolto di vinili nella sua mitica casa adibita a tempio dell’ascolto perfetto, ma ha smesso presto di cercare in me soddisfazione ed empatia. Come può uno che si dimena dietro al bancone ascoltando Punk Islam dei CCCP condividere l’entusiasmo per i nuovi cavi comprati per raggiungere la purezza della riproduzione analogica?

Claudio invece mi ha invitato, ma ha dovuto sopportare il fatto che del suo magnifico impianto non saprei che farmene, mentre sono rimasto incantato dalla quantità incredibile di vinili che possiede, tanto che serve la scala per prendere quelli più in alto. Se fossi un bambino vorrei crescere in una casa dove c’è una camera come quella, strapiena di dischi da conoscere e da far girare sul piatto. C’è un solo difetto in quella collezione di vinili: ci sono troppi album vecchi rispetto a quelli nuovi. Purtroppo Claudio preferisce comprarsi sette ristampe dello stesso disco, per puro collezionismo o per apprezzarne un’eventuale rimasterizzazione, piuttosto che scoprire qualcosa di veramente nuovo. Peccato perché un LP degli Sleaford Mods o di King Krule farebbe la sua figura vicino a Sandinista o a Who’s Next e sarebbe comunque una testimonianza di un’epoca segnata dalla resurrezione del 33 giri.

Anche se io ho un approccio alla musica diverso dal loro, devo ammettere che proprio gli audiofili hanno tenuto in vita il vinile in anni di autentico buio, non rassegnandosi all’idea che della musica bisogna apprezzare solo la creatività, ma esponendosi in modo anche sguaiato in nome del suono perfetto. Nel catalogo dei miei fornitori dieci anni fa c’erano pochissimi LP, adesso quasi tutti gli album escono nel doppio formato. Non solo, finalmente posso vendere il liquido per lavare i dischi, le spazzole per spolverarli, le buste per conservarli bene e i piatti per farli girare senza che i miei clienti siano costretti a cercare per forza certe cose su internet. Se la passione per il vinile è condivisa da ogni appassionato di musica, è vero però che gli audiofili sono quelli che la guerra l’hanno combattuta in prima linea, e per questo, con il passare degli anni, le mie perplessità sulla loro salute mentale si sono trasformate in sentiti ringraziamenti. Stamattina, per dire, ho venduto più vinili che CD. Se me lo avessero detto dieci anni fa avrei riso come un cretino. Allora mi chiesi, e chiesi in giro: “Per quanti anni ancora la gente comprerà i CD?”. Questo mi chiesi, nient’altro. Non immaginavo lontanamente che la ciclicità della storia e l’ostinata resistenza di pochi mattoidi avrebbero riacceso i giradischi in tutte le case.

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