BIRTH OF THE COOL

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Dunque avevamo la partita IVA. Per una di quelle misteriose magie che talvolta accadono la gestazione di Nordovest filò liscia come l’olio. Ogni idea che mi veniva in mente si trasformava senza particolari intoppi in concreta realtà. In famiglia nessuno aveva grossi dubbi sulla convenienza del progetto, forse perché tutti sapevano che vendendo dischi non si diventa ricchi ma che almeno era qualcosa che pareva essere nelle mie corde più di qualsiasi altra idea imprenditoriale. O forse ipnotizzai tutti con il mio inaspettato entusiasmo. L’unica cosa che andò davvero male fu il tentativo di accedere ai fondi per l’imprenditoria giovanile. Il discorso che ci venne fatto da un consulente del lavoro non ci piacque, il tutto sembrava contorto e limitante. Avevamo i soldi, una parte io e una parte (più consistente) mio padre. Soprattutto avevamo il locale di proprietà, dove una volta c’era lo storico negozio di moto della mia famiglia. Ci bastava questo per andare avanti.

Il locale andava ristrutturato completamente, e fu quella la vera spesa nonché l’unica cosa che richiese molto tempo, ma sono orgoglioso di aver mantenuto il bancone del vecchio negozio di motociclette. Fu sufficiente pulirlo, e si è rivelato perfetto per Nordovest. Un paio di cose che c’erano all’inaugurazione non ci sono più: il lettore CD, per esempio. Chiesi al negoziante un lettore che non si rompesse prima di dieci anni. Era una bomba ma all’ottavo anno si sarebbe spento per sempre. Quello che c’è adesso lo comprai pure all’inizio e serviva per l’ascolto in cuffia che prima o poi dovrò riproporre. L’altra cosa che non c’è più è il sistema di luci al neon. Una sera crollò, in orario di chiusura. Fu un cedimento strutturale imperdonabile ma non ebbi la forza di incazzarmi con il responsabile dei lavori, che avremmo comunque silurato quando tentò di scroccarci un sacco di soldi per il pavimento del terrazzo di casa.

Gli scaffali li trovammo in un ingrosso di arredamenti, il secondo che visitammo. Il primo ci aveva proposto scaffali troppo grandi. Sarebbero serviti non solo tanti soldi per pagarli ma anche troppi soldi per comprare i dischi necessari a riempirli. Poi non mi piaceva il fatto che nel disegno si notava che tanti dischi sarebbero stati troppo in basso. Da cliente non mi è mai piaciuto spaccarmi la schiena per spulciare tra gli scaffali. Tecnicamente Nordovest è stato disegnato da Mirko, un ragazzo di Frosinone che capì subito cosa ci serviva, e devo dire che la disposizione dei dischi e i colori dell’arredamento stavolta mi piacquero da subito. Il colore dominante è il rosso perché andava rispettato il colore del bancone. Ecco perché le tende, il salottino e i quadri con le copertine dei dischi sono tutte cose prevalentemente di quel colore.

Il quadro gigante in fondo al negozio ritrae la copertina di un disco dei Dream Syndicate interpretata magistralmente da Angelo D’Onorio. Accanto, attaccata alla parete, c’è la pagina intera del Mucchio Selvaggio con una vecchia recensione dell’album scritta da Stefano Solventi. Quella invece della parte grafica e pubblicitaria fu una delle cose più gratificanti di tutto il progetto. Il logo di Nordovest mi piace tantissimo, sono tuttora contento dell’insegna, dei bigliettini da visita che sono sempre rimasti gli stessi, e delle locandine pubblicitarie. Andrea, il titolare dello studio grafico, seguì perfettamente tutte le mie indicazioni. Il primo anno realizzai anche duecento bigliettini personalizzati, studiando un elenco di clienti e amici così a memoria, senza avere Facebook a facilitare le cose. Purtroppo ne sono rimasti una cinquantina mai consegnati, segno evidente che su qualche possibile cliente avevo sbagliato valutazione. Il nome del negozio l’ho scelto io, ricavandolo dal mio storico nickname su internet che dal 2003 intende omaggiare quella parte geografica degli Stati Uniti che ha formato, negli anni novanta, una parte consistente del mio immaginario. E’ una dedica soprattutto a David Lynch e a Twin Peaks, leggendaria serie televisiva ambientata nello stato di Washington, ai confini con il Canada.

La giornata più bella di tutta la gestazione di Nordovest fu però la visita all’ingrosso di dischi, a Roma. Andavamo a botta sicura, sapevamo che quel magazzino faceva al caso nostro, ma non mi aspettavo tanto: là dentro ci sono letteralmente montagne di CD e ora anche di vinili, che dieci anni fa in Italia erano stati dimenticati dal mercato discografico. Rimasi un po’ deluso dai ricarichi, mi dissero subito che è un lavoro non facile e che sul singolo pezzo si guadagna poco ma, per completezza di catalogo e comodità della spedizione, il fornitore potevamo evitare di cercarlo altrove. L’anno dopo avrei aggiunto un distributore alternativo per rendere migliore la ricerca dei titoli.

Le prime spedizioni mi arrivarono in estate, dopo aver studiato su vari libri e riviste per scegliere un catalogo che potesse far colpo fin dal primo giorno, senza trascurare le novità del momento. L’idea iniziale fu quella di puntare su titoli che a Frosinone non si erano mai visti, sui dischi delle etichette indipendenti che noi appassionati, nei decenni precedenti, compravamo a Disfunzioni Musicali o in generale a Roma. Adesso che la concorrenza non c’è più sono “costretto” ad avere anche tante copie di titoli da classifica che dieci anni fa i miei concittadini erano abituati a comprare al negozio di dischi del centro commerciale, ma all’inizio le mie scelte furono certamente più radicali. Questa cosa avrebbe attirato i veri appassionati di musica e i musicisti stessi, facendo di Nordovest anche un punto di ritrovo per chi la musica la crea e non solo per chi la ascolta.

L’inaugurazione si tenne il 14 settembre 2005. Ancora oggi ho i brividi a ripensare all’emozione del giorno prima. Alcuni amici mi aiutarono durante la notte a sistemare tutti i dischi. La mattina scesi con un’ora di anticipo per la frenesia, mia madre volle fare il primo acquisto per avere il primo scontrino. Dopo qualche minuto si affacciò in negozio un ragazzo di Ceprano, mai visto prima. Era il primo vero cliente di Nordovest. Non un amico, non un parente, ma uno che passeggiando aveva notato il negozio appena aperto. Non ricordo se comprò qualcosa ma so che passa ancora, tutte le settimane, ed è un cliente tra i più attenti e affezionati. Quel giorno, tra le tante cose, dissi anche: “Questo negozio chiuderà tra dieci anni”. Mi sembrava un augurio ma il tempo è già praticamente scaduto. Chiederò una proroga a me stesso, potete scommetterci!

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