Io lo so chi è Mark Lanegan!

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E’ forse l’unica parte davvero difficile del mio lavoro: trattare il cliente più che bene. Sorridere, rispondere in modo articolato, non a monosillabi, far sentire il prossimo a casa sua o comunque a suo agio. Che ci vuole? In condizioni normali niente, è una passeggiata. A chi non piacerebbe lavorare ascoltando musica e parlando di musica? Eppure non posso negare che qualche volta dall’altra parte del bancone mi hanno visto scostante o triste, con la testa tra le nuvole o magari emozionato, ubriaco o distratto.

Una volta una coppia, mai entrata prima nel negozio, entrò a comprare un disco esattamente mentre dicevo al telefono alla mia ragazza di non cercarmi mai più. Quei due dovettero sopportare la mia voce alta, parole drammatiche, lacrime e il lancio dell’agenda verso gli scaffali dei dischi italiani. “Scusatemi, non mi lascio tutti i giorni con la ragazza”. Non li avrei più visti. Più pericoloso, perché non legato a un evento improvviso, è l’atteggiamento raccontato nella canzone che dà il titolo a questo scritto, quella Tono Metallico Standard nella quale un cliente viene trattato con sufficienza dal titolare del negozio mentre on air c’è Mark Lanegan. Non si dovrebbe mai far pesare al cliente la propria, presunta, superiorità in quanto a conoscenze e gusti musicali. E’ uscito anche un libro che si chiama Musica di merda che ci ricorda quanto possa essere superficiale giudicare il prossimo dalle canzoni che ascolta.

Certo, non nego che smontare qualche mostro sacro sia un mio vizio, ma è bene farlo se si ha confidenza con chi ci sta davanti. “Marco, l’hai sentito l’ultimo degli U2? Me lo consigli?”. A un mio cliente dai gusti mainstream risposi con supponenza: “L’ultimo disco che ho sentito degli U2 è uscito vent’anni fa”. La verità è che quello magari era ed è proprio il disco perfetto per lui, quindi alla fine c’è poco da fare i saccenti. Un ragazzo entrò qualche mese fa tutto eccitato: “E’ un grande momento per la storia della musica”. Pausa teatrale. “Gli AC/DC vengono in Italia in estate!”, frase alla quale risposi con espressione indifferente che lo intimorì. “Mi sa che non ti piacciono gli AC/DC”. Non avrei dovuto fare quella faccia. Non ero al bar, dove uno può e deve dire quello che pensa. Il cliente va trattato sempre bene, in linea di principio. C’è anche chi mette le mani avanti. Chi dalla musica on air o dai poster attaccati alle pareti capisce da solo le mie preferenze, finendo addirittura per autoinsultarsi con frasi tipo Scusa se ti chiedo Eros Ramazzotti”. Un ragazzo che compra tutte le novità dance da me suggerite, e devo dire che si fida perché pur non essendo la mia musica so benissimo quali sono le compilation migliori per lui e per altri appassionati del genere, mi ha sorpreso ieri ad ascoltare Kid A dei Radiohead e mi ha bacchettato con sguardo furbetto. Ah ma allora è questa la musica che senti tu!”.

La verità è che da tantissimi clienti, tra una chiacchierata e l’altra, sono stato io a imparare nel corso degli anni. Dieci anni fa non avrei mai messo su un piatto un vinile di Charles Mingus, dieci anni fa non avrei proprio comprato un vinile tanto mi sembrava una cosa da vecchi! Non avrei neanche rischiato il mal di testa cronico ascoltando gli Wolf Eyes, e non avrei creduto che Pino Daniele ed Edoardo Bennato fossero dei fuoriclasse. Tutto merito del confronto quotidiano con la “musica degli altri”. Ci sono però pochi ma indelebili episodi che non rinnego, quelle tre o quattro volte in cui perdere il cliente non è stato un danno. Uno su tutti, il litigio con il sorcino timorato di Cristo. Mai visto prima, mi ordinò un cofanetto di Renato Zero lasciandomi cinquanta euro d’acconto. Niente di strano, in teoria. In pratica, pur sapendo che il cofanetto sarebbe arrivato non prima di una settimana, cominciò a passare tutte le sere prima della messa. Il ragazzo va a messa ogni giorno e vicino a Nordovest c’è una chiesa. Per una settimana tenne una serie di monologhi di mezz’ora decantando le due figure imprescindibili di Cristo e di Renato Zero. Io lì, ad ascoltare, con pazienza zen, ci crediate o no. Ad annuire, sempre che siate disposti a credermi. A sorridere. A fingere. Al settimo giorno il Signore si riposò, il sorcino invece mi chiese indietro i cinquanta euro. Il disco l’ho trovato da un’altra parte”. Non mi controllai, e in un crescendo rossiniano gli ridetti i soldi, gli dissi di non farsi più vedere e che non sapevo cosa farmene di un cliente come lui. Il quale, anziché andarsene senza fiatare, ebbe la grave colpa di difendersi. Non mi trattare così, non è giusto!”. Non ci vidi più. Basta, mi hai stufato, e sai che ti dico? Renato Zero mi fa schifo e Gesù Cristo non è mai esistito!”. Se ne andò camminando all’indietro e lanciandomi l’ultimo, implacabile, insegnamento: “Ti devi convertire! Ti devi convertire!”.

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