Nordovest nasce per colpa di De André

 

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A pittima è una canzone di Fabrizio De André che mi ha sempre colpito perché racconta la storia di una figura inquietante, la pittima appunto, che andava in giro per la città molestando pubblicamente gli inadempienti per conto dei creditori. Cantare i paria e i disadattati è forse la cosa che riusciva meglio al cantautore per eccellenza ma non è di questo che parlerò questa volta, e alla figura della pittima tornerò tra poco, all’uscita dal magazzino di prodotti tipici.

Avevo finito di frequentare un corso che avrebbe dovuto educarmi, e in parte lo fece, al marketing legato al turismo enogastronomico. Mi sedetti a un tavolo insieme a tutti gli altri, ancora giovani e disoccupati, che avevano finito quel corso. Anche quei pochi che avevano un lavoro ascoltarono, per gentilezza o per curiosità, la proposta (partita non ricordo da chi) che ci voleva destinati a realizzare una cooperativa per proseguire quel “cammino”. Convinzione personale nel progetto: pochina. Convinzione collettiva percepita: ancora meno. La cosa non ebbe seguito. Però lavorare in mezzo alle cose da bere e da mangiare mi sembrava un bel passo avanti verso il sogno, coltivato fin da piccolo, di guadagnarmi da vivere facendo qualcosa di perlomeno non spiacevole. Entrai nel magazzino di prodotti tipici che mi era stato segnalato da un amico per una chiacchierata abbastanza formale con il titolare dell’attività, per inciso un grossista che riforniva ristoranti e bar di tutta la provincia, diedi un’occhiata agli scaffali colmi di ogni bontà immaginabile e strappai la promessa di rivederci il giorno dopo. “Ho trovato lavoro”, dissi a casa. Ovviamente mi ripresentai. Il contratto era pronto, mi sembrò tutto fin troppo apparecchiato. “Ecco cosa devi fare, è semplice: devi consegnare i nostri prodotti, non è difficile convincere i nostri clienti. Conoscono benissimo i prodotti, li vogliono, non faranno storie. Però c’è una sola parte difficile in questo lavoro: farti pagare. Abbiamo un sacco di crediti, dovrai farti rispettare e costringere tutti a pagare anche le cose che abbiamo venduto nell’ultimo anno e che ancora non ci sono state pagate”. Panico. Angoscia. Difficoltà. Non sono mai stato capace di chiedere le cose. Mai nella vita. Ho sempre aspettato che le cose, specialmente quelle dovute, mi venissero più o meno magicamente recapitate. Diedi un’occhiata a quel contratto. Ecco perché tutta quella “prontezza”: la verità è che non era facile trovare qualcuno che andasse in giro a chiedere denaro, probabilmente neanche poco, per vendite concretizzate da altre persone in altri momenti. Nella mia testa cominciò a suonare A Pittima. Il titolare del magazzino non prese bene il mio rifiuto. Mi accusò di avergli fatto perdere tempo, mi disse che con la mia mentalità non avrei mai trovato un lavoro vero. E chi lo voleva un lavoro vero?

Qualche sera dopo, in un locale pieno di gente dove passavano musica ben lontana da quella di De André, stavo bevendo una Miller insipida seduto a capotavola mentre i miei amici e mia sorella parlavano del più e del meno. Non è romanzato il fatto che così, dal nulla, me ne uscii: “Se aprissi un negozio di dischi?”. Nessuno diede peso alla frase ma, per una volta, una mia idea coraggiosa non morì nel sonno. Il giorno dopo cominciai a parlarne a chi poteva aiutarmi. Per una settimana ascoltai le necessità di eventuali clienti, di persone che, secondo me, potevano mettere piede spesso nel negozio e lasciarci regolarmente dei soldi. Mi informai sulla burocrazia. Io, che non sapevo niente di economia né di come funziona un lavoro vero, convinsi la mia famiglia con un business plan improvvisato che Frosinone avrebbe avuto il negozio di dischi che avrei sempre voluto frequentare. Aperta la partita IVA a soli dieci giorni da quella Miller, era ormai impossibile tornare indietro.

 

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One thought on “Nordovest nasce per colpa di De André

  1. è una delle canzoni meno ricordate di De Andrè (ma anche dello stesso Creuza De Ma), eppure trovo che la figura descritta sia tra le più affascinanti nella sua discografia, con quella buona dose di analisi psicologica che ti motiva qualsiasi tratto e risvolto umano, per quanto antipatico possa essere. Ma non ci perdiamo su De Andrè, sennò non si finisce più… Piuttosto, bella storia! Non ne sapevo nulla! E bentornato sul blog!

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